Il mercato rallenta, mentre la crisi economica avanza. Le opinioni delle aziende del settore, sul futuro in Italia per chi scende con una tavola sulla neveSpruzzi di neve appannano le maschere quando si tratta di guardare il domani. Chissà che sarà, lo scopriremo solo comprando. Per oggi poco di nuovo sul fronte occidentale, orientale e centrale. Dovunque la si guardi, la crisi economica è sempre lì, e non può essere ignorata. Influenza il mercato sportivo e coinvolge anche gli operatori di un settore come quello della neve, da sempre condizionato dalle precipitazioni atmosferiche, ma intimamente legato anche alla congiuntura finanziaria. Tra le sue derivazioni la più controversa è probabilmente quella dello snowboard, un settore dalla triplice anima. Declinazione trend, disciplina fast, ma fatturati slow. Restare al passo coi tempi, e gli altri mercati dello sport, costa, soprattutto quando il portafoglio dei consumatori si sgonfia e le cifre, ed i commenti delle aziende, evidenziano una difficoltà generale. Certo, c’è chi resiste e addirittura chi riesce comunque ad aumentare i propri fatturati, ma all’orizzonte ci sono nuvoloni. Carichi non solo di fiocchi di neve.
Le perplessità sulla capacità di crescita del mercato sono infatti più o meno condivise, così come abbastanza trasversale è la ricerca di nuove soluzioni per far fronte al problema. “Il mercato dello snowboard oggi non è in crescita – afferma ad esempio Elena Bertani, direttore commerciale Italia di Sportzun, distributore del marchio O’Neill per il mercato spagnolo, italiano, portoghese e delle isole Canarie – e come aziende ci stiamo aiutando, sforando dallo snowboard allo sci free style e free ride.”
D’accordo anche il direttore generale di Bushnell Luca Zangrandi, che afferma come, “a livello di quadro generale, il mercato dello snowboard non stia vivendo un momento di particolare splendore ma, analizzato da un addetto al settore e da uno snowboardista come me, sia un mercato in difficoltà, che ha superato probabilmente il proprio momento d’oro.”
Più ottimista Luigi Rebellato di Anomaly, quando sostiene che “lo snowboard in Italia sia ancora in fase crescente, sebbene sia frenato dalle restrizioni sui fuori pista, che nel nostro Paese sono più forti rispetto a quelle di altre realtà europee.” Il passo da snowboard a slowboard, visto il rallentamento subito dal mercato, sembra quindi breve. Più lunga da individuare la soluzione, anche se, dopo una prima analisi, potrebbe apparire semplice. Come indurre a comprare quei consumatori che hanno già molto, se non tutto, e che, per una serie di ragioni, hanno scelto di diminuire la loro spesa? Inventando cose nuove, solleticando la loro curiosità e la loro propensione a spendere attraverso innovazioni tecnologiche e grafiche accattivanti, facendoli sentire parte di un nuovo contesto, una nuova tribù, utilizzando un termine tanto caro agli snowboardisti. Che, complessivamente, non sono più quelli di ieri. Sia per le conseguenze delle difficoltà economiche del Paese, sia per un effettivo cambiamento del target di riferimento, notiamo infatti come il popolo dello snowboard abbia sostanzialmente compiuto un passo verso quello dello sci.
“Se una volta lo snowboarder era completamente diverso dallo sciatore nell’abbigliarsi – afferma infatti Elena Bertani – oggi i due tipi di sportivi presentano caratteristiche in comune.” Un dato che ha aiutato le aziende ed i marchi come O’Neill, che non si sono mai radicati in uno snowboard estremo. “In questi anni di crisi si registra un restringimento del mercato e un calo dei consumi. Ci sono ancora nicchie di snowboardisti radicali e di sciatori classici, ma in generale le due categorie si sono incontrate a metà strada.” Dove la tecnologia e l’estetica hanno lo stesso peso sul prodotto. O quasi.“La tecnologia – dichiara infatti Boris Carli, Country Manager di Billabong – è sicuramente molto importante per quanto riguarda lo sviluppo dei materiali e dei tessuti. La ritengo inoltre fondamentale per la prevenzione degli infortuni e per lo sviluppo di dispositivi di sicurezza attiva, come le protezioni, e per la sicurezza passiva tipo dispositivi ARVA anti valanga. L’estetica, d’altro canto, è di particolare importanza, specialmente in Italia. Il consumatore fa sempre molta attenzione all’abbinamento cromatico, che è molto rilevante, come i vari fit proposti all’interno delle collezioni.” Con colori forti, segnali di un’appartenenza ben precisa.
“Stiamo vendendo – sottolinea infatti la Bertani – e vendiamo tanto colore, anche perché O’Neill nasce come azienda del colore. Vanno gamme cromatiche molto accese e contrasti forti.” Per piacere e piacersi, sperimentando tavole ‘sbananate’, una delle ultime innovazioni trasversali del mondo snowboard, ed accessori sempre più rivoluzionari come quelli di Bollé, dal casco Ponpon, realizzato in ABS e ricoperto da un berretto di lana con un pon pon, alla maschera Gravity, dotata di una lente con curvatura sferica per permettere la migliore visibilità.
Prodotti avveniristici, curiosi e sicuri, ideali per avere successo sul mercato. Anche in considerazione del target di riferimento che, rispetto al passato, sta cambiando. Non più solo giovanissimi, ma anche giovani adulti e, soprattutto, donne, un segmento di grande interesse per le sue caratteristiche intrinseche. Ecco allora che già ci sono linee studiate apposta per la clientela femminile, un vero e proprio business in divenire, considerando quanto le quote rosa di questo settore stiano già spopolando in Europa e che in Italia certe tendenze arrivano dopo. “Per la mia personale esperienza – sostiene infatti Carli – vedo il nostro mercato leggermente più ‘acerbo’ rispetto ad altri europei. Questo non significa che sia un settore non propositivo e tecnico, ma che, a mio modo di vedere, deve ancora sviluppare alcuni segmenti che in altri Paesi sono già consolidati.” D’altra parte lo snowboard è uno sport nato negli Stati Uniti e sviluppatosi principalmente in Svizzera prima di arrivare in Italia, per cui servirà tempo affinché si possa raggiungere lo stesso livello di successo del mercato. E di sicurezza. Il tema più caldo all’ordine del giorno di addetti ai lavori ed operatori del settore è infatti proprio la bad face, che lo snowboard si trascina dietro e che lo pone al vertice dell’ipotetica classifica della pericolosità degli sport che si possono praticare sulla neve. Una considerazione che ha sollevato non pochi pareri contrari, a partire da quello di Carli. “Sicuramente ogni tipo di attività sportiva ha un potenziale di pericolosità più o meno rilevante. Pensiamo allo sci, al motociclismo, al bike downhill. Per quanto riguarda lo snowboard è evidente e sicuramente innegabile che si tratti di uno sport potenzialmente pericoloso, ma al contempo le aziende hanno sviluppato e stanno sviluppando prodotti che permettono di praticarlo in sicurezza come attacchi sempre più evoluti, protezioni molto efficaci, caschi e sistemi anti valanga che riducono notevolmente i rischi della pratica dello snowboard.” Un parere condiviso anche da Simone Franchi di Progrip. “Lo snowboard non è uno sport poco sicuro. Tutto dipende da chi lo pratica e da come lo pratica. Anche la bicicletta può essere poco sicura. L’importante è non esagerare e fare le evoluzioni quando si è attrezzati con protezioni adeguate e in snow park specializzati.” È una questione di cultura e di sensibilizzazione del consumatore, un investimento indispensabile per permettere al mercato dello snowboard di crescere secondo le previsioni di chi, al di là delle difficoltà, appare ottimista.
“Andando avanti – spiega infatti Rebellato – con l’inserimento di nuove discipline legate allo snowboard anche all’interno delle prossime Olimpiadi, ci potrà essere un contributo per dare maggiore visibilità al settore, facendolo crescere anche grazie ad un allargamento del target a cui il mercato si rivolge.” Pronto a cogliere i nuovi input delle aziende. Abbastanza trasgressivo per ribellarsi a stereotipi ed etichette da dribblare come ostacoli sulla pista.
Da
Sicurezza, estetica e tecnologia
Luigi Rebellato di Anomaly Action Sports analizza il mercato dello snowboard attraverso i must dell’azienda
Essere dentro il mondo snowboard, per poter essere abbastanza fuori dagli schemi da avere successo sul mercato. Merita attenzione il caso di Anomaly, presente in questo settore attraverso due marchi. “Il primo è Shred – spiega Luigi Rebellato – e si riferisce a caschi, maschere da sci e snowboard, mentre con il secondo, Slytech, progettiamo, produciamo e commercializziamo protezioni.” Shred, che ha nel campione RDM (Romain De Marchi) un ottimo testimonial, è stato creato non per la nicchia, ma per il consumatore che è amante della neve in qualsiasi sua espressione, dallo sciatore a chi pratica il free ski e snowboard, mentre Slytech affronta il tema della sicurezza, molto caro ad Anomaly. “Negli ultimi due o tre anni abbiamo cercato di far capire allo snowboardista che il problema della sicurezza non riguarda solo lo sciatore, il motociclista ed il ciclista, ma anche tutti coloro che vogliono praticare uno sport anche estremo, ma in piena sicurezza. Per questo abbiamo promosso una campagna serrata per le protezioni, soprattutto per il paraschiena nella folla degli snowboardisti.” Un risultato al quale Anomaly vuole arrivare anche attraverso la sponsorizzazione dei film di Absinthe Neverland e Nowhere, casa che ogni anno realizza pellicole che vengono scaricate e fatte girare all’interno del mondo dello snowboard, e di atleti come JPS (Jan Petter Solberg) e Wolfgang “Wolle” Nyvelt, campione austriaco al centro di una campagna pubblicitaria lanciata con lo slogan “Got my back”, a testimonianza di come la schiena fosse affidata alla protezione Slytech, capace di rendere sicuro anche uno sport estremo come lo snowboard. “Non si differenzia più di tanto dal free ski di adesso – afferma Rebellato – per cui l’importante è che lo snowboardista usi il casco ed il paraschiena.” In particolare in quell’età tra i 14 ed i 24 anni che rappresenta l’hard core del business di Anomaly, i cui prodotti rappresentano un valido mix tra estetica e tecnologia. “La prima ci viene naturale, essendo un team quasi completamente composto da giovani, mentre sulla seconda investiamo. Non a caso siamo stati i primi ad offrire un casco per lo sci che rientra nei dettami della FIS, molto più rigidi di quelli della CEE . Per noi la sicurezza è fondamentale.”
Voce fuori dal coro
Boris Carli, country manager di Billabong, è ottimista sul mercato dello snowboard
C’è la crisi economica, ma, evidentemente, non per tutti. Emblematico il caso di Billabong, come conferma il country manager Boris Carli. “La quota di mercato dello snowboard in Italia, per quanto riguarda il marchio Billabong, sta crescendo di stagione in stagione. Rispetto agli inizi del movimento si è registrata una crescita, anche per l’avvento di importanti realtà commerciali medio- grandi che hanno affiancato i negozi specializzati. Questo ha creato un allargamento alla base della piramide e un aumento reale dei praticanti, mentre, per quanto riguarda le aziende, è sicuramente diminuito il numero di brand presenti sul mercato e contemporaneamente le aziende più forti hanno aumentato il loro market share.” Attraverso idee innovative come la Giacca Marley, novità che Billabong ha realizzato con la famiglia di Bob Marley. “Si tratta di una giacca fatta al 100% con materiale riciclabile – spiega Carli – ma che ha una tecnicità molto elevata. Una giacca insomma che rispecchia a pieno le esigenze dei freestyler.” E quelle dei consumatori in questo difficile momento economico. “In questa stagione, in cui il consumatore è molto esigente ma al contempo attento al portafoglio, Billabong ha puntato fortemente su un ottimo rapporto tra prezzo, qualità ed immagine dei propri prodotti.” Riferiti ad un target che va dai 14 ai 30 anni, anche se la reale fascia di utilizzatori va dai 6 ai 50 anni. “Si tratta comunque di uno sport molto giovane e allo stesso tempo facilmente accessibile per quanto riguarda l’apprendimento.” Facile pensare che, con questi presupposti, ci siano margini di crescita. “Ritengo – afferma infatti Carli – che il mercato dello snowboard avrà nel futuro uno sviluppo sempre più importante, così come gli altri board sports (surf & skate) perché sono discipline facilmente praticabili da un vasto numero di persone e sono divertenti, aggreganti e praticabili in luoghi stupendi. Insomma io vedo per questo sport un futuro veramente radioso. Se consideriamo altri Paesi europei e gli Stati Uniti notiamo che la fetta di mercato di questo sport sta diventando sempre più grande di stagione in stagione. A mio modo di vedere si tratta di promuoverlo nella giusta maniera, provando ad inviare messaggi positivi al mondo esterno.” Billabong, per questo, sponsorizza ed organizza il più grande evento europeo di snowboard, l’Air & Style, che coniuga la pratica dello snowboard alla musica. “Questo richiama l’attenzione di media televisivi e magazine specializzati ed è il modo corretto di presentare questo meraviglioso sport ad un pubblico sempre più vasto e a volte scettico sul reale potenziale di questo movimento sportivo.” Da sfruttare nel migliore dei modi. “I nostri negozianti – afferma infatti Carli – sono generalmente molto preparati, per cui non ho consigli importanti che possano stravolgere la loro visione. Mi permetto però di dare un piccolo suggerimento, che è quello di cercare partnership con aziende importanti che non si limitino esclusivamente a vendere dei prodotti, ma che siano in grado di supportarli sia a livello commerciale, che di post vendita. Inoltre suggerisco anche di non sottovalutare l’importanza del reparto snowboard all’interno dei loro negozi. Si tratta di un settore che ha ancora un grandissimo potenziale di crescita e permette di avere un ricambio generazionale per quanto riguarda il tipo di clientela.”
Storia ed innovazione
Il marchio Bollé, sul mercato dal 1888, è un riferimento assoluto nel mondo dello sci e dello snowboard
Il futuro per il business dello snowboard in Italia dipenderà dalla capacità di rinnovare ed innovare delle aziende. A dirlo è Luca Zangrandi, direttore generale di Bushnell. “Servirebbe una svolta, come è stata l’avvento dei carving nello sci. Il fatto è che le ultime stagioni non sono state rosee. Lo snowboard non ha presentato grosse novità, mentre lo sci ha saputo rinnovarsi, prima con i carving ed ora col free ride, col risultato che l’utente medio dello snowboard adesso considera anche lo sci come alternativa.” In un momento in cui le distinzioni sono meno definite. “Prima c’erano divisioni in classi, mentre oggi si sono create categorie ibride. Il free ride ha tolto utenti allo snowboard e questa non è una cosa negativa, ma il segnale che lo snowboard dovrebbe rinnovarsi.” A partire dal lavoro sulla tavola, cavalcando l’idea delle tavole ‘sbananate’, per arrivare ad avere una maggiore visibilità per un pubblico che si è ampliato. “Rispetto al passato – afferma infatti Zangrandi – il mondo skate, snowboard e surf, è più maturo, meno modaiolo. Il target di riferimento è quello che va dai 15 ai 30 anni, ma c’è una nicchia, la old school, che continua ad andare sulla tavola fino ai 40-45 anni, fino a che il fisico lo permette.” In sicurezza. “La pericolosità dipende sempre da chi fa sport. Uno sciatore incapace e spericolato è più pericoloso di uno snowboardista abile e coscienzioso. Non criminalizzerei lo strumento. È un discorso di cultura e di educazione.” A cui Bollé, fondata nel 1888 e prima azienda di occhiali, caschi e maschere al mondo, è molto sensibile. “Stiamo cavalcando la sicurezza, perché abbiamo l’esigenza di proteggere maggiormente il nostro target di riferimento che è quello dei bambini e dei ragazzi al di sotto dei 14 anni.” Che, insieme agli adulti, sono i destinatari delle novità dell’azienda. “Quest’anno abbiamo lanciato un casco per adulti che coniuga comodità e sicurezza. Si tratta del Sinergy, composto nella calotta superiore da ABS e nella calotta inferiore da Inmold, un materiale ultraleggero protettivo che consente di aumentare il comfort nella parte bassa.” Prodotti testati e realizzati ascoltando anche le indicazioni dei campioni del settore come Fabio Cordi, testimonial di Bollé e componente della Nazionale italiana di board cross. Esempi di quanto sia importante la tecnologia nei prodotti Bollé, che, tuttavia, non prescindono dall’estetica, come confermano i caschi Ponpon, realizzato in ABS e ricoperto da un berretto di lana con il pon pon, lo Slide, che ha un visore come quello degli aerei, ovvero una visiera unica con una doppia lente che coniuga la produzione di maschere, con la produzione delle lenti e permette l’uso degli occhiali da vista sotto la visiera, ed il B-Style che ha un kit audio incorporato che, attraverso un cavo, consente di connettersi all’iPod e ai lettori mp3. “Innovativa è anche la machera Gravity – sottolinea Zangrandi – che ha la caratteristica particolare di avere una lente sferica, con una curvatura che permette una visibilità più ampia e migliore”. Un vero e proprio top di gamma che si arricchisce anche di lenti fotocromatiche che schiariscono e scuriscono in base al sole, di lenti polarizzate e di un sistema equalizer, una membrana traspirante inserita tra le due lenti della maschera con la funzione di evitare gli appannamenti in qualsiasi condizione. Prodotti unici che esaltano la differenziazione sul mercato, una strada utile da seguire anche per i negozianti. “Bisogna differenziarsi puntando sulla specializzazione e sui prodotti di qualità, dando un servizio a 360° ed un supporto al cliente dal momento in cui entra in negozio.”
L’evoluzione dello snowboard
Cesare Pisoni, direttore tecnico della Nazionale di snowboard e uomo di mercato, analizza il settore
Passano gli anni e le cose cambiano. Anche nello snowobard. “È uno sport che nasce dal surf da onda – racconta Cesare Pisoni, direttore tecnico della Nazionale italiana snowboard e sci free style e collaboratore di aziende e negozi di articoli sportivi – ed è sulla neve fresca che ha i maggiori margini di miglioramento, perché è lì che si differenzia dallo sci ed è lì che si provano le sensazioni più forti.” Grazie agli strumenti più giusti. “All’inizio lo snowboard era uno sport monodirezionale per surfare in neve fresca, e infatti le prime attrezzature erano tavole sia soft, sia hard, con scarponi rigidi tipo sci, finalizzati a fare le curve. Con l’hard era più difficile imparare ed evolversi nello snowboard, ma negli anni c’è stato un cambiamento per cui oggi le tavole hard sono destinate praticamente alle competizioni, mentre le tavole soft sono utili per imparare e per saltare per un target che va dai 12 ai 28 anni”. Intersecando il consumatore dello sci free style. “È lo stesso utente, tanto che nel mondo free style ci sono molti ragazzi che praticavano lo snowboard”. È questa la nuova frontiera in cui l’estetica è molto importante, mentre la tecnologia sembra avere più rilevanza nell’accezione free ride dello snowboard. “Vanno molto le tavole con il ponte al contrario ed il rocker che favorisce il galleggiamento della tavola.” Un ampio target che merita attenzione. “I negozianti dovrebbero riuscire ad avere una gamma ampia di attrezzatura, per non essere monotematici ed avere la possibilità di offrire il massimo del servizio, non rivolgendosi solo a chi fa i salti, ma anche a chi predilige la neve fresca.”
Atleta e designer
Jeremy Jones, campione e testimonial di Sportzun, ha creato la sua linea di tavole
Il migliore suggerimento è sempre quello che viene da chi sperimenta in prima persona. Vale per lo sport, vale per lo snowboard, come conferma Elena Bertani di Sportzun, distributore del marchio O’Neill. “Il nostro top di gamma è la linea snowboard che è realizzata con materiali riciclati al 100%, a testimonianza dell’attenzione che abbiamo verso la natura, ed è disegnata dal nostro team di atleti.” Tra i quali spicca Jeremy Jones, icona di questo sport nella sua accezione estrema ed oggi anche valido designer, attento all’ecologia. “Fino a qualche anno fa – racconta infatti la Bertani – Jeremy Jones raggiungeva le vette in elicottero, mentre oggi ci arriva a piedi, risalendo la montagna con le pelli di foca per evitare di inquinare la natura.” Facendosi notare sul mercato per i colori super accesi, per i materiali tecnici, caldi, impermeabili ed elastici e per i prodotti ergonomicamente sagomati della sua linea. Caratteristiche che, secondo Elena Bertani, sono alla base del mercato dello snowboard. “Ai negozianti consiglio di essere sempre innovativi, sia dal punto di vista tecnologico, sia da quello dell’immagine e del colore, perché è l’unico modo per differenziarsi dal prodotto basico e per attrarre l’attenzione di un consumatore finale che oggi ha quasi tutto.”
Protetti e sicuri
Vito Consoloni di Ufo Plast racconta la sua esperienza nel mercato dello snowboard in Italia
Dalla moto alla tavola sulla neve la parola d’ordine è fare sport in piena sicurezza. Un motto che si adatta perfettamente alla missione di Ufo Plast, una garanzia nel mondo delle protezioni. “Il nostro settore principe – afferma infatti il titolare Vito Consoloni – è quello delle protezioni e dell’abbigliamento per il fuori strada, ma ormai siamo arrivati a lavorare anche sul mercato dello snowboard e della mountain bike, in particolare il down hill, settori in cui abbiamo leggermente diversificato i nostri articoli rendendoli più adatti a quelle discipline sportive.” Anche nello snowboard i prodotti di Ufo Plast hanno infatti qualità importanti, a partire dal fatto di essere completamente made in Italy, arrivando fino alla loro ergonomia e alla sicurezza particolare che garantiscono ai consumatori che li utilizzano. Chiaramente, con questi presupposti, l’esperienza di Ufo Plast nel mercato dello snowboard dà soddisfazioni. “Il mercato dello snowboard – afferma infatti Consoloni – va abbastanza bene. È uno sport molto praticato e, mentre quattro o cinque anni fa c’erano solo quattro o cinque aziende nel settore, oggi ce ne sono quattro volte di più, anche se non si è verificato uno sviluppo proporzionale nella quantità dei praticanti di questo sport.” Forse anche per la concorrenza che arriva dall’Asia. “Chi produce protezioni made in China fa il bello ed il cattivo tempo, mettendo sul mercato prodotti dalla qualità più o meno valida, ma con prezzi molto differenti da quelli dei concorrenti.” Le possibilità di far salire i propri fatturati ci sono. “Il mercato dello snowboard per me può ancora crescere. Speriamo sempre di potere accontentare i consumatori sia realizzando prodotti di qualità, sia introducendo sul mercato nuovi articoli.” Sempre all’insegna della sicurezza. “Gli sport sicuri praticamente non esistono, ma lo diventano con protezioni come le nostre, particolarmente indicate per lo snowboard, per lo sci e per gli sport motoristici.”
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