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SPECIALE NUOTO Le tre “t” del mercato italiano dello swimwear

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SPECIALE NUOTO Le tre “t” del mercato italiano dello swimwear
Il nuoto è donna
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Dopo la sentenza FINA del 2009, che ha sancito l’abolizione dei costumi in poliuretano, il mercato del nuoto continua a migliorare appoggiandosi alla ricerca

Da FirmaTopSport di settembre 2011 - © Top Sport - SportBizReport

Tessuto, trattamento, tecnologia. Le tre “t” del mercato italiano del nuoto sono il semplice vademecum osservato oggi dalle aziende e dai negozianti che scelgono le linee da esporre e da proporre ai consumatori. L’estetica perde bracciate dietro la fuga di ritrovati sempre più all’avanguardia, curati in ogni minimo dettaglio, per limare lo scarto che separa il prodotto dalla perfezione. E allora compaiono materiali, rigorosamente innovativi, linee studiate per correre sul pelo dell’acqua, strategie che, secondo certe aziende, dovrebbero essere maggiormente concordate tra marchi e negozianti. È il caso di Iga Company proprietaria del brand Aquarapid che rileva una certa confusione e la mancanza di identità e di differenziazione sul mercato distributivo. Bisognerebbe affidarsi maggiormente ai brand, per combattere una tendenza di mercato che rischia di essere sempre più al ribasso.
Dopo la sentenza del 2009, con cui la FINA ha messo al bando i costumi in poliuretano, le aziende non hanno potuto fare altro che prendere nota e adeguarsi e, per ripartire, hanno scelto di puntare su materiali con componenti tecniche molto performanti, lavorando, come il caso di Aquarapid, con cuciture a tre aghi coperte con filo metallizzato flessibile che dona al capo un look particolarmente ricercato, in linea con la filosofia Aquarapid, e che garantisce allo stesso tempo una forte tenuta, migliorando la vestibilità e la memoria del tessuto stesso. La mission del brand Aquarapid è quella di abbinare la tecnicità delle sue collezioni con le tendenze fashion del mondo di tutti i giorni. Da qui il pay-off del brand, Italian Swim Concept, e la nuovissima linea Easy Summer, per una ragazza e una donna aggressiva, con colori particolari e alla moda. È una proposta che nasce dalla consapevolezza di ricavarsi un proprio spazio all’interno di un mercato alla ricerca di nuove proposte che, secondo Aquarapid, solo un brand specializzato può garantire grazie alla competenza, all’esperienza, alla professionalità e alla continua ricerca.
Dopo la sentenza del 2009 tutte le aziende hanno cercato soluzioni volte a garantire al nuotatore un costume in grado di mantenere la memoria, ovvero di ritornare ad avere la stessa aderenza al corpo anche dopo un uso prolungato. Il principio di base è semplice: se il costume non si muove, l’acqua non entra e il costume scivola meglio, dando maggiori vantaggi al nuotatore e alla nuotatrice che oggi chiedono un prodotto sempre più performante. Tuttavia nel mercato italiano del nuoto la moda, intesa come linee e colorazioni, ha ancora un certo peso, in particolare tra le donne. L’importante è farsi riconoscere. Vale per le consumatrici ma anche per i consumatori, e vale per le aziende che devono sapersi differenziare, magari lavorando insieme ai brand che rappresentano un partner ideale per fare bene in questo settore. Le parole chiave sono competenza e professionalità, doti indispensabili per riuscire ad emergere. Come Akron che, da quando si è posizionata sul mercato, ha saputo dimostrare la propria riconoscibilità e ora si sta togliendo le sue soddisfazioni. Anche in questo caso la svolta è stata rappresentanta dalla sentenza FINA del 2009, prima della quale “quando un atleta faceva un record – commenta l’amministratore unico, Alfredo DellAndrea – la gente era arrivata a chiedersi più che costume indossava che non chi c’era dentro. I costumi in poliuretano svilivano la qualità dell’atleta e favorivano le persone molto robuste, perché consentivano una galleggiabilità subacquea superiore a quella che ha il classico atleta del nuoto.” Da qui il cambiamento dovuto e il ritorno al tessuto, anche se, come si dice, fatta la legge, trovato l’inganno. “L’obbligo è quello di usare solo un tessuto che abbia una trama ed un ordito – spiega Dell’Andrea – con una conseguente diminuzione dell’impermeabilità del prodotto. Poi sono state ristrette le parti che il costume poteva coprire ed oggi l’uomo può averne uno che parte dalla cintura, ma che non può superare il ginocchio, come del resto la donna, che ha dovuto rinunciare alla copertura su tutte le gambe, mantenendo ovviamente la protezione della parte intima superiore.” Niente più seconda pelle fino alle caviglie allora, niente più cerniere, sebbene anche oggi l’atleta che esce dall’acqua sia asciutto nelle parti del corpo coperte. È tuttavia utile segnalare che non è stato messo al Manchette_nuotoTSbando il poliuretano, ma la pellicola in poliuretano di cui prima erano coperti i costumi. “Il poliuretano non fa galleggiare – spiega infatti Dell’Andrea – ma se lo spalmi sopra un costume, crei camere d’aria e galleggi. I fili in poliuretano affondano, mentre la pellicola in poliuretano galleggia.” A fare la differenza è così il trattamento a cui il costume in tessuto viene sottoposto. “La grande gara non è nei tessuti che si equivalgono – afferma infatti Dell’Andrea – ma nel trattamento che subisce il tessuto. Noi ad esempio utilizziamo poliestere ed elastomero, che vengono poi trattati al teflon per avere la migliore impermeabilità.” Un aspetto importante per chi produce costumi, che, in alcuni casi, non possono tuttavia prescindere da una certa comodità. Ad ognuno il suo costume, a seconda dell’uso che ne deve fare. Se prendiamo il caso della donna, infatti, il costume tecnico sarà utilizzato al 90-95% in piscina e non al mare, dove di solito si tende a lasciare più parti scoperte, mentre lo slip da uomo potrà essere utilizzato indistintamente sia in vasca, sia in spiaggia. Il fatto è che l’estetica, tanto cara ai consumatori che seguono le mode, non è oggi un fattore rilevante per i produttori di costumi. Piuttosto c’è attenzione al comfort, con l’utilizzo di Lycra nei costumi meno tecnici, morbida ma non indicata per la piscina, dove il cloro va ad intaccare la parte elastica del costume. Per questo Akron ha preferito optare per il poliestere, che ha lo 0% di elastomero e che viene reso elastico solo dopo la lavorazione del tessuto. La sua durata in acqua è superiore a quella degli altri costumi ed è consigliato per l’utente che va in piscina mediamente tre volte alla settimana. Se la Lycra è per il comfort, il poliestere, più duro e rigido, è per la competizione. La differenza, a questo punto, sta anche nella lavorazione del prodotto. “In Italia abbiamo le aziende più importanti per quanto riguarda i tessuti. I prodotti costeranno leggermente di più, ma sono un’altra cosa.” Motivo per cui nuotatori come Mirco Di Tora, Federico Turrini, Stefania Pirozzi, Tania Smid e Mankoc Peter hanno scelto di diventare testimonial di Akron, un’azienda giovane, ma già capace di ritagliarsi un ruolo importante nel difficile mercato del nuoto, dove ci si deve prima di tutto difendere dalla concorrenza di Decathlon. In questo momento di crisi, d’altronde, si allarga la cerchia dei consumatori attenti al prezzo. Decathlon è diventato un marchio suo e sta diventando un problema anche per i grandi competitor. Compra una quantità bassa di prodotti dai grandi marchi per avere prodotti civetta e poi realizza in casa il grosso. Per questo oggi un’azienda si deve specializzare e fornire un determinato prodotto, perché altrimenti la partita è persa. C’è sempre quello che domani vende gli articoli ad un euro in  meno e poi fallisce, e dunque può essere vincente la scelta di un prodotto studiato, made in Italy, con caratteristiche proprie e originali. Se nella competizione oggi quasi tutti i costumi sono termosaldati, per avere una maggiore velocità in acqua, c’è chi cerca di differenziarsi puntando sulla microcucitura interna. Il problema dei costumi termosaldati è che nella parte orizzontale perdono elasticità, e in un tessuto da gara questo è un problema. La microcucitura interna, al contrario, ha il pregio di avere sempre la medesima memoria e conservare la maggiore aderenza al costume eliminando il poco attrito che la cucitura esterna provoca. Il messaggio ai negozianti è chiaro. I piccoli possono dare fastidio ai grandi, sia se parliamo di aziende che se parliamo di negozianti. L’importante è che ognuno metta in risalto le proprie risorse. Nell’era del ritorno al nuoto più puro è un suggerimento prezioso, anche se c’è chi, come Jaked, sembra rimpiangere i costumi in poliuretano. “In tutti gli sport la tecnologia ha modificato negli anni strumenti e risultati – afferma infatti Francesco Fabbrica, Presidente fondatore e oggi responsabile del Dipartimento Ricerca e Sviluppo di Jaked – ma per il nuoto si è deciso diversamente. Il poliuretano aveva aperto quello che sarebbe potuto essere un mercato nuovo.  Sia dal punto di vista della ricerca e della tecnologia, che dal punto di vista mediatico. I confronti, i dibattiti, avevano finalmente attirato l’attenzione dei media su uno sport che coinvolge un popolo di 5 milioni di praticanti.” Anche se la ricerca resta un caposaldo delle aziende che lavorano nel mercato del nuoto. “In realtà – sottolinea Fabbrica – dipende dai marchi. Per noi sono fattori imprescindibili che vivono anche nella progettazione della collezione destinata ai nuotatori non professionisti. Perché la tecnologia è la nostra attitudine, e il nostro lavoro, quello di tutti i giorni, è cercare soluzioni all’avanguardia per chi vive questo sport.” Ecco spiegato il lavoro dell’azienda che ha dato seguito alle intuzioni che avevano già trovato applicazione sin dalla sua nascita. “L’obiettivo, ambizioso, è quello di ricreare con trattamenti sul tessuto lo stesso plus che il capo originario in poliuretano racchiudeva ed esaltava, con un’attenzione sempre puntata anche alla modellistica, che per Jaked riveste sempre un ruolo molto importante. La nostra filosofia vede infatti l’atleta e le sue esigenze al centro del nostro lavoro.” Volto a soddisfare sia gli agonisti, per i quali conta soprattutto il cronometro, sia gli amatori che cercano il comfort in tessuti resistenti, coprenti, indeformabili e che vestano la figura garantendo la massima libertà di movimento, anche se, ricorda Mario Fiorillo, ex campione olimpico di pallanuoto e oggi direttore commerciale di Jaked, “la nostra offerta top di gamma è fatta dai costumi da competizione e si rivolge a tutti gli agonisti, sebbene abbiamo anche una collezione nuoto completa che in negozi specializzati si rivolge ai nuotatori della domenica che non vogliono prescindere dalla qualità e dalla ricercatezza dei materiali.” Prodotti da veicolare attraverso un’adeguata comunicazione e una vendita che, secondo Fiorillo, dovrebbe essere ‘personalizzata’ il più possibile. “Quando parliamo alla forza vendita proviamo a spiegare loro che possono fare la differenza. La grande distribuzione penalizza un po’ i contatti e quindi, in un certo senso, anche il passaggio di informazioni. I dettaglianti, invece, quelli dei negozi specializzati che hanno contatti quotidiani con gli sportivi e con gli appassionati, possono ‘raccontare’ il capo, spiegarne le peculiarità. E in questo senso, ancora una volta, sono le persone che possono fare la differenza.” Sottolineando il tessuto, il trattamento e la tecnologia dei prodotti. Tre “t” per toccare il successo una bracciata prima degli altri.



 

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