SPECIALE - EverGREEN
Mercoledì 09 Maggio 2012 14:48
Redazione
I rivoluzionari cambiamenti del business legato al golf, che si apre ai giovani, senza rinnegare le sue origini e i suoi tratti distintiviIl vecchio e il bambino si presero per mano e andarono insieme incontro al mercato. Senza preclusioni, con uno sguardo nuovo. Una mossa, i guanti nel cassetto e il cilindro sul tavolo. E una mazza che passa dalle mani dell’esperienza a quelle della freschezza. Questione di allegorie, questione di punti di vista. Il mercato del golf sta cambiando. Dalla torre d’avorio qualcuno si affaccia e scende di un gradino. Non si può esattamente parlare di rivoluzione, ma di apertura sì. Situazione interessante per le aziende e i negozianti che lavorano in questo settore. La parola magica per far scattare il meccanismo è una sola: giovani. Da loro si parte – sul green – per dare nuova linfa al movimento, verso di loro si muove il mercato che, come sottolinea il direttore generale marketing della Federazione Italiana Golf, Donato Di Ponziano, “è particolare, diverso da quello degli altri sport, che possono contare su un’apertura commerciale più ampia. Per fare bene in questo settore non bisogna necessariamente contare su una grande forza economica, piuttosto è fondamentale conoscere le esigenze dei golfisti ed avvicinarsi a loro a piccoli passi.” Non è una scelta di campo, ma il trionfo di un compromesso storico, che sposa tradizione e attenzione al nuovo che avanza alla ricerca di una miscela economicamente esplosiva. Ad accendere la miccia ci hanno pensato i risultati dei nostri tre moschettieri, i fratelli Francesco ed Edoardo Molinari e Matteo Manassero, che recentemente si è imposto al Malaysian Open alla vigilia del suo diciottesimo compleanno, richiamando l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori del mondo. Eccellere tra i migliori è da sempre uno dei requisiti principali per far crescere un movimento e il golf non fa eccezione, avendo riscosso e riscuotendo un interesse mediatico, che è in aumento soprattutto grazie alle performance dei suoi interpreti più giovani.
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SPECIALE - Sport business in tempo di crisi
Giovedì 09 Febbraio 2012 21:39
Redazione
Per molti è una domanda, per alcuni una certezza, per tutti una speranza. Quale futuro per il sistema sportivo italiano?Il momento di profonda crisi del nostro Paese viene vissuto in modo diverso da ognuno di noi. Le speranze, le aspettative, perfino i sogni di tutti gli italiani sono legati al difficile e incerto futuro economico e finanziario del nostro Paese. Il persistere di una condizione economica negativa, le manovre fiscali e finanziarie dei governi europei, l’aumento dei costi e dell’inflazione si abbattono su tutta la filiera. Lo sport mantiene un’immagine appetibile, grazie alle sempre ottime potenzialità di pratica e quindi di sviluppo, ma fatica a mantenersi competitivo nel rapporto qualità-prezzo e, ancor più, sul fronte della redditività Al di là di certe apocalittiche previsioni, che la crisi ci sia è un dato di fatto. Dall’uomo comune all’industriale, dal negoziante al consumatore, ormai tutti aprono le conversazioni discutendo di problemi economici. Del resto, basta aprire i giornali o seguire un tg per rendersi conto che c’è qualcosa che non funziona. Ed è ben magra consolazione il fatto che si tratti di una condizione comune a tutti i Paesi industrializzati, di qua come di là dall’oceano. Gli scenari internazionali preoccupano e le richieste di aiuto non mancano. Si varano manovre, cresce l’Iva, si studiano tagli di bilancio, mentre disoccupazione e precariato raggiungono massimi storici. Ormai il leit motiv della difficile situazione in cui versano un po’ tutte le famiglie è divenuto un argomento di conversazioni fisso e un dato di fatto che lascia poco spazio a dubbi o a opinioni divergenti. La crisi c’è ed è impossibile negarla. In Italia si avverte un clima generalizzato di sfiducia e i deboli segnali di recupero captati a inizio 2011 sono ormai solo un lontano ricordo. Gira meno denaro, non solo nelle banche, ma anche nelle tasche degli Italiani, tanto che i redditi famigliari sono retrocessi di un decennio.
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SPECIALE - C’è chi dice sci
Domenica 29 Gennaio 2012 12:33
Redazione
I cambiamenti del mercato dello sci alpino nelle testimonianze di alcune tra aziende leader del settore, ma anche dei campioni che ne hanno fatto la storia C’era una volta un paio di sci di legno, c’erano piste non battute e c’era la neve rigorosamente naturale che, quando non cadeva, era un problema. C’erano pochi impianti e consumatori meno esigenti. E c’erano prodotti realizzati con professionalità, ma senza una tecnologia ed un’estetica ricercata. Oggi, a distanza di anni, il mercato dello sci alpino è cambiato, figlio dell’evoluzione della società e della sua economia, abile a districarsi tra i ghiacci di una crisi che prima si sentiva ed ora, innegabilmente, c’è. Il fine, la promozione del movimento e del business relativo, giustifica i mezzi per raggiungerlo, ricordando che, nei momenti difficili, l’unione fa la forza, e il made in Italy fa la fortuna dei prodotti italiani. All’estero ci credono, all’interno dei nostri confini un po’ meno. Questione di feeling con il prezzo, un aspetto davanti al quale i consumatori si inchinano e ripongono il portafoglio in tasca. Ci vuole coraggio per andare al di là del muro di una domanda che non cresce in proporzione all’offerta, ci vuole lungimiranza per indovinare il prodotto giusto, in grado di accendere l’interesse dei clienti e di scuotere negozianti a volte intimoriti. La sinergia è la strada da percorrere, la donna, come soggetto a cui destinare prodotti ad hoc, il nuovo che avanza e che, con i chiari di luna di oggi, potrebbe salvare più di un fatturato. L’importante è restare al passo con i tempi, con i materiali, con la moda. Voci dal passato riecheggiano sulla pista. Certi campioni nascono una volta ogni vent’anni, ma i grandi sciatori si possono costruire. E i testimonial possono essere utilizzati per incuriosire un consumatore che oggi va più che mai attratto con qualcosa di nuovo, con un simbolo in cui identificarsi. Dall’abbigliamento all’attrezzo l’imperativo è comprendere le esigenze del consumatore. Nel primo caso per lo sciatore di oggi le necessità principali sono indossare un capo pratico, leggero e adattabile ai cambiamenti del clima.
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SPECIALE SCI ALPINISMO La fatica va di moda
Venerdì 06 Gennaio 2012 12:09
Redazione
Evoluzione e cambiamenti di uno sport e di un mercato sempre più cool e trendy-Sport estremo sì, ma assolutamente glamour. Quando la pelle di foca vale più di quella di un visone e la neve incornicia atmosfere rare e suggestive. Lo sci alpinismo sta cambiando e, con esso, anche il mercato. Certo, la frangia dei puristi, dei faticatori programmati e degli alpinisti incontaminati dagli umori della moda, continua a fare la sua bella figura nel panorama dei consumatori, ma c’è un nuovo popolo che bussa alla porta dei negozi, un target giovane, che vuole divertirsi di giorno e, a volte, anche di notte. È un mutamento culturale e sociale che diventa commerciale. Il ghiaccio dell’indifferenza si scioglie davanti alle novità tecnologiche, tra scarponi avveniristici, ed un abbigliamento race e free time che sta diventando fashion, o, quanto meno, uniforme nei suoi canoni, perché la tribù degli sci alpinisti ha deliberato, trasformandosi in community. Dietro la storia, dietro la sfida a se stessi, si staglia allora l’alternativa. Lo sci alpinismo diventa cool, un’occasione di fare fitness, il mezzo attraverso il quale raggiungere rifugi in altura e trascorrere feste in un contesto originale. La forza del settore è la fatica, che da deterrente si è trasformata in propellente. Sudare è bello, soprattutto sulla neve fresca. Conquistarsi la vetta e scendere, magari in compagnia, è anche meglio. Lo straordinario e l’ordinario si fondono in una terra di mezzo, un mercato recettivo, che, al di là delle difficoltà dell’attuale situazione economica, riesce ancora a differenziarsi rispondendo alle richieste dei consumatori. “Il mercato dello sci alpinismo – afferma infatti Luca Salini, cotitolare di Crazy Idea, azienda leader del settore – va diviso in due branche.
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VISUAL NO PROBLEM Strategie di vendita
Venerdì 06 Gennaio 2012 11:51
Redazione
Perdete più tempo per spiegare ai clienti dove trovare i prodotti che per venderli? Allora avete problemi di visual merchandising. Analisi dell’offerta merceologica, studio del layout del negozio, dei punti focali, delle attrezzature, della vetrina, sono i punti chiave su cui si fonda il visual di successo, il cui fine è quello di ottimizzare la ‘vendita visiva’ all’interno del negozio
Da di gennaio 2012 - © Top Sport - SportBizReport
Soffermiamoci a parlare dell’interno del punto vendita, per cercare di porre attenzione su alcune caratteristiche abbastanza generali che tutti potrebbero facilmente ritrovare anche all’interno del proprio negozio. Quando si entra in un negozio, molto spesso il nostro corpo deve adattarsi a un nuovo stato: si va dal freddo al caldo (o viceversa), dalla luce naturale a quella artificiale, ecc. Tutto questo determina una bassissima percezione in ingresso del prodotto perché i nostri sensi sono impegnati ad adattarsi a una nuova situazione e quindi si concentrano molto poco sul prodotto stesso. In questa area, che tecnicamente viene chiamata ‘zona di decompressione’, è molto importante non collocare un prodotto strategico, mentre può essere decisamente utile fornire informazioni ben visibili su reparti e merceologie.
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La crisi al tappeto
Domenica 11 Dicembre 2011 17:49
Redazione
Quello delle arti marziali e degli sport da combattimento è un mercato che continua a crescere nonostante la generale congiuntura economica e commercialeContatto. In palestra, sul tatami o sul ring. O sul mercato. L’aumento degli amanti delle arti marziali e degli sport da combattimento va a braccetto con la crescita dei fatturati. E la crisi? La si guarda, la si studia, la si tocca. Contatto. Una mossa ed è al tappeto. Perché quando la moda chiama, il consumatore risponde. Anche se parlare di trend per questo settore può sembrare riduttivo. Piuttosto è utile analizzare un target che si amplia grazie all’interesse dei media, alla visibilità di tanti campioni made in Italy, alle declinazioni delle arti marziali, riprese, shakerate e riproposte sotto forme avvenenti ed intriganti, come l’aerobox e la fitbox. Contatto. E il pubblico femminile si fa avanti, con la sua capacità di spesa, le sue esigenze che aspettano solo di essere soddisfatte dalle aziende e dai negozi sportivi. Questione di feeling. Se si sta insieme, sul mercato o dietro un bancone, il perché va riscoperto oggi, con un servizio preciso e puntuale, mentre l’attenzione ai particolari diventa la chiave di volta per sostenere l’arco che ripara i clienti di domani. Le speranze si chiamano ragazzi, ma soprattutto bambini. Ci provano, ci riescono, sono contenti. Guardano le arti marziali, sono curiosi. Contatto. C’è voglia di crescere insieme. Le aziende leader del settore come Elefantino lo sanno. Ed investono di conseguenza. “Il mercato delle arti marziali e degli sport da combattimento – afferma infatti il titolare Pietro Elefante – è sempre in crescita. Come azienda siamo nati nel 1966, prima c’era mio padre Aldo e portavamo avanti l’attività in palestra insieme a quella commerciale. Abbiamo una lunga esperienza nel settore, che ci rende unici in Italia.”
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