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I capi per lo sport senza cuciture sono il futuro. Parola di Santoni

Logo_SantoniLa tecnologia riveste ormai un ruolo critico nel mondo dello sport. In campo agonistico, attrezzi e abbigliamento evoluti – associati alle più moderne tecniche di preparazione atletica – contribuiscono al conseguimento di record impensabili in passato. Lo spirito di emulazione alimenta poi la crescente domanda di prodotti creati per massimizzare comfort e prestazioni in tutte le discipline sportive.
Intuire quali saranno le prossime tendenze non è semplice, ma esiste qualche eccezione. Ad esempio il Seamless, ovvero la realizzazione di capi d’abbigliamento senza cuciture, è una tecnologia certamente in grado di garantire ampi margini di crescita qualitativa sia nell’activewear sia nello sportswear.
Per capire di cosa si tratta e quali sono le applicazioni in campo pratico, SportBizReport ha intervistato Patrick Silva, direttore marketing di Santoni, leader mondiale nella produzione di macchine circolari elettroniche per la realizzazione di capi d'abbigliamento senza cuciture.
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Home fitness, real business

Home_fitnessHome, sweet home. Casa, dolce casa. Tra tapis roulant, ellittiche, elastici, attrezzi compatti e performanti. Poltrone? No, grazie. Perché una tartaruga scolpita, che non è naturalmente la riproduzione del simpatico animale, vale un po’ di sudore e fatica.
E così il fuoco si sposta dalla palestra alla casa, dentro le mura domestiche, in una dimensione più intima e personale, segno inequivocabile di una società che, anche commercialmente, corre verso un individualismo a volte sfrenato. È un trend che non si può ignorare, ma che si deve comprendere fino in fondo per creare o mantenere un certo business

Da FirmaTopSport di giugno - © Top Sport - SportBizReport

Fatturati, produzione di nuovi articoli, clienti affezionati e neofiti. Tutto è in movimento, perché sempre più consumatori vogliono fare movimento. Ne deriva un mercato stabile che, pur lottando con la crisi, riesce a rimanere in linea di galleggiamento e a farsi notare in certi momenti con qualche exploit più o meno inaspettato.
“La torta da dividere è sempre la stessa, ma la capacità di spesa dei consumatori è in calo”, denuncia Giuseppe Dalla Libera, Managing Director della Back Fitness Italia. “Quattro o cinque anni fa i fruitori di attrezzi da casa erano molti di più di adesso, per cui, dovendo fare un confronto rispetto al recente passato, i dati non sono dei migliori, anche se, complessivamente,
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SPECIALE PRIVATE LABEL Privati ma non troppo

PruvateLa conquista di quote crescenti di mercato da parte di marchi non blasonati, spesso nemmeno pubblicizzati, è proporzionata alla disponibilità di un crescente target di consumatori di scoprire, oltre alla convenienza, le innovazioni di prodotti ‘alternativi’. Prodotti e brand che fanno bene anche alle tasche del negoziante

Da FirmaTopSport di giugno - © Top Sport - SportBizReport

Anche il mercato sportivo, sull’onda della GDO vede già da alcuni anni una presenza che va guadagnando l’attenzione dei negozianti, e conseguentemente quella dei consumatori. Da manuale, al proposito, la crescita del volume delle vendite di Decathlon e dei suoi marchi, sempre più noti al consumatore, tanto da essere ritenuti erroneamente separati dal network distributivo del colosso francese che ne ha invece l’esclusiva proprietà. Un’ambiguità per altro fomentata da una comunicazione pubblicitaria che è andata crescendo negli ultimi anni. L’ormai notissimo marchio Quechua, ad esempio, ha una pianificazione pubblicitaria dedicata e un proprio sito internet, da brand ormai riconosciuto e autonomo.

Eccoci dunque a parlare delle private labels, ormai una realtà che non solo non può essere ignorata, ma che sta anzi dando vita a nuove e interessanti dinamiche commerciali. I prodotti promossi dalle grandi case soffrono infatti la competizione di quelli realizzati per le grandi catene, a marchio privato, per il fatto che le private labels sembrano saper rispondere meglio alle necessità di grandi gruppi di consumatori. Il pubblico, come emerge dai dati di vendita e dalle varie indagini di mercato, chiede di poter avere accesso a prodotti di buona o ottima qualità, ma a cifre abbordabili, anche per via della generale diminuzione del potere d’acquisto. Se si osserva quanto c’è oggi sul mercato, è facile accorgersi di come l’acquisto di un prodotto private label consenta un risparmio circa del 20% rispetto a un prodotto di marca della stessa categoria. Questo fatto spiega l’incremento degli acquisti in questa specifica fascia di prezzo/ prodotto. Non si tratta però solo di una mera questione di prezzo: è interessante notare come nelle sue varie declinazioni è la marca privata di livello superiore quella che evidenzia le performance migliori, a cui fanno capo prodotti di livello elevato, facilmente comparabili a quelli di marca ma proposti a cifre decisamente inferiori (comunque sempre più alte di quelli che si potrebbero definire i prodotti ‘usa e getta’).
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Vendere sport per educare alla salute

Vendere_sportColmare il gap culturale con le altre nazioni dell’Unione Europea tramite progetti di educazione e diffusione dello sport che coinvolgano, in special modo, le scuole. È questo uno degli obiettivi strategici di Assosport: per pensare ai giovani ma anche per prevenire emergenze sanitarie sui senior

Da FirmaTopSport di giugno - © Top Sport - SportBizReport

Un popolo di consumatori sedentari. È la definizione con cui Assosport, l’associazione che raggruppa i produttori di articoli sportivi, descrive gli italiani. I dati, purtroppo, sono incontrovertibili. Oggi il 41% della popolazione del nostro Paese è sedentario, il 33,1% è in sovrappeso mentre il 9,7% risulta obeso. E se lo sport diventa un fenomeno da guardare più che da praticare, le conseguenze che potrebbero ricadere sul sistema Paese in generale toccherebbero diversi comparti. L’economia e la sanità su tutti. Una nazione che non investe nello sport non è attraente per gli operatori del settore, a maggior ragione se, secondo i dati della ricerca SpeA, il comparto rappresenta il 7,9% dell’occupazione totale europea.
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SPECIALE TENNIS La partita è aperta

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Mercato di nicchia o settore in espansione?
Le aziende hanno opinioni diverse su come giocare le proprie carte per il futuro del tennis


Da FirmaTopSport di giugno - © Top Sport - SportBizReport

“Occorre maggiore specializzazione”, battuta liftata sul lato sinistro del campo avversario. “Il mercato è stabile, non crescerà”, passante lungo linea in contropiede. “Ci sono grandi potenzialità per un futuro ricco di soddisfazioni”, volée sotto rete. Le affermazioni delle aziende sulla situazione del mercato del tennis sono come i colpi di un’avvincente partita: tutte mirano alla vittoria, tutte conoscono perfettamente i fondamentali per muoversi con successo in questo ambiente, ma non sempre le posizioni collimano, anzi.
Chiamiamola differenza di punti di vista. A volte anche sostanziale. Parole che diventano colpi per spostare un’opinione, incontri combattuti all’insegna di un maggiore risultato e di un migliore servizio per i clienti, idee che hanno la stessa forza sorprendente di un pallonetto o di un’invenzione capace di cambiare gli equilibri di un match più che mai aperto.

Nello scambio di pensieri ci sono alcuni assunti assolutamente condivisibili. Il primo è che, nell’attuale situazione commerciale e in questa sfavorevole congiuntura economica, il servizio – questa volta non inteso come gesto tecnico ma come assistenza al cliente – è fondamentale, purché sia un servizio di qualità. In una sola parola: specializzazione.
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Occhio a Burrda. La società svizzera all’attacco dei mercati europei

burrda-logoBurrda Sport, società svizzera che attualmente produce calzature e abbigliamento per il calcio, rugby, pallamano, running e trekking, annuncia che intende allargare la propria attività in tutti i paesi del Vecchio Continente. Il marchio, di proprietà del fondo di investimento del Qatar “Pilatus Sports Management” ma con sede a Ginevra, ha già cominciato a operare in tal senso, avviando una campagna pubblicitaria e promozionale che la dice lunga sugli obiettivi.
Chiamato a dirigerla è Pierre Arcens, ex responsabile del marketing Adidas in Francia e direttore, sempre per Adidas, nel Benelux, Il quale si avvale ad alto livello della collaborazione di Marie Gerard, proveniente anche lei dalla società tedesca delle tre strisce, presso la quale ha lavorato per quattordici anni. Tra le più recenti iniziative di lancio portate a termine figurano i contratti di sponsorizzazione tecnica firmati con le squadre nazionali di calcio di Belgio e Tunisia e, per rimanere nell’ambito calcistico, anche con quelle del Nizza in Francia, con La Twente-Aiax nei Paesì Bassi e squadre di club inglesi come il Watford, il Leicester City, il Wolverhampton. I campi d’azione individuati per chiudere il cerchio attorno a questa operazione sono, oltre alla Francia, Belgio
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SPECIALE BASKET - Sull’otto volante
8x8=2013. La matematica si piega all’impresa azzurra, mentre il marketing rialza la testa. Il prodotto è vincente, i ...
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